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Conversazioni – La letteratura è di scena torna a marzo e aprile 2020 a Bari

Torna da marzo ad aprile 2020 “Conversazioni – La letteratura è di scena” in Mediateca Regionale Pugliese con il sostegno di Apulia Film Commission e Regione Puglia.


“Conversazioni – La letteratura è di scena” è un progetto dell’Associazione culturale Felici Molti, ideato e con la direzione artistica di Irene Gianeselli. Nato con l’obiettivo di proporre le storie più originali nel panorama letterario e teatrale facendole vivere attraverso gli adattamenti scenici degli autori stessi, degli attori e dei dramaturg, è coordinato scientificamente da Prof. Giuseppe Bonifacino, Prof. Pasquale Guaragnella (per la Letteratura e il Teatro – UniBa), Prof. Federico Zecca (per il Cinema – UniBa) e dall’attore e regista Andrea Renzi (per il Teatro).


Il programma di Conversazioni – La letteratura è di scena per il 2020 prevede eventi dal 13 marzo al 30 aprile secondo il calendario seguente: una anteprima delle letture con Laura Piazza in marzo; quattro letture (con Iaia Forte, Irene Gianeselli, Andrea Renzi e Roberto De Francesco), una masterclass a cura di Andrea Renzi e un seminario sul rapporto Letteratura-Cinema a cura dei Professori Giuseppe Bonifacino e Pasquale Guaragnella (UniBa) in aprile.


IL PROGRAMMA

13 marzo ore 19.00 – ANTEPRIMA

La Passione – la Via Crucis di Mario Luzi con Laura Piazza (Compagnia dei Felici Molti)


«Nel 1999 il poeta Mario Luzi ricevette l’invito da parte del “papa-teatrante” Giovanni Paolo II a comporre i versi per la Via Crucis al Colosseo (il testo sarà interpretato, il Venerdì Santo del 1999, da Lucilla Morlacchi e Sandro Lombardi). Anni prolifici per il Luzi drammaturgo che, tuttavia, solo in questa circostanza ci pare tentato di instaurare fino in fondo quella dimensione tragica che aveva combattuto la battaglia per la sopravvivenza nelle opere precedenti. Per la prima volta in un dramma luziano s’intravvede, infatti, il manifestarsi del rischio concreto dell’irreparabilità, dello scontro tra forze assolute, tra bene e male, vita e morte. Il dramma a stazioni si configura come un ininterrotto monologo di Gesù, unico agonista. Ma il monologo, moderno esito della coralità, è pure sintesi di voci, verso le quali si proietta il Cristo luziano, votato a spingersi e aprirsi all’altro, agli amici e ai nemici, agli uomini e alle creature al regno animale e vegetale: di tutti vuol farsi carico, di tutti si fa risuonatore. Se per dichiarazione d’autore il poemetto drammatico è espressione di un cammino mortale verso la Resurrezione, questo itinerario solo in ultimo risulta illuminato dalla speranza suprema, essendo privo, lungo la maggior parte del suo corso, della luce che altre volte ha invece contraddistinto il peregrinare esistenziale dei personaggi luziani. Il conflitto tra opposte tensioni non è annacquato e sbiadito dalla “contemporanea” perdita di valore assoluto di bene e male; al contrario, lo scontro tra forze ataviche è naturalmente esibito e chiarificato in quella che ci appare essere, quasi per il suo intero svolgimento, l’unica tragedia propriamente detta del teatro luziano».

Laura Piazza


2 aprile ore 19.00

Iaia Forte legge L’isola di Arturo di Elsa Morante


«Quando ho letto la prima volta L’Isola di Arturo ero molto giovane. I personaggi erano così vivi che mi sembrava di averli accanto, di sentire il loro calore nella stanza in cui leggevo. Quando in età adulta, già innamorata della Morante, ho deciso di rileggerlo, ho compreso cose che da piccola non riuscivo a capire, ma ho sentito che la memoria “fantastica” della prima lettura era rimasta intatta, e che questo libro, per me, avrebbe incarnato per sempre l’adolescenza. Procida, nel romanzo, è come l’anima di Arturo, un luogo incantato e innocente, che verrà abbandonato dal protagonista nell’età in cui si abbandona la propria infanzia. L’Isola e Arturo sono quindi lo stesso corpo, selvatico e denso, sono l’infanzia e l’innocenza, e il romanzo racconta magnificamente quel “rito di passaggio” da un’età all’altra così traumatico per tutti noi. Ho deciso di lavorare su questo romanzo per il piacere di comunicare una lingua così bella, e per passare del tempo in compagnia di “Quell’isola”, di quel tempo perduto, che è per tutti noi, il nutrimento più vitale dell’immaginazione».

Iaia Forte


16 aprile ore 19.00

Fantasia in Re minore per Pasolini – monologo al pianoforte di e con Irene Gianeselli (Compagnia dei Felici Molti)


«Preghiera di novembre è un racconto nato nel 2017 per essere letto ad alta voce. Per circa due anni ho rimandato la responsabilità di leggerlo io stessa, l’ho spesso affidato ad altri attori. Ma uno scrittore, come un attore, deve prendersi la responsabilità delle proprie parole. Leggere ad alta voce per gli altri costringe a rileggere anche se stessi. E a trovare la propria voce. Pasolini, sin dai miei primi studi, mi ha in-segnato tanto. Quando ho pensato Preghiera di novembre sentivo sul petto il peso della sua morte, è vero, ma sentivo anche l’esigenza di spostare l’orizzonte critico da quel turpe omicidio che ci appartiene, che appartiene alla mia generazione più che alle altre, forse. Ma io volevo affrontare la sua Poesia, perché Pasolini fa sempre Poesia – che sia per immagini, parole o gesti – con una consapevolezza nuova, nel superamento di quella morte. Per farla finita, almeno io, con gli argini e le deturpazioni. Cercavo una giustizia tutta umana nella scrittura, quella stessa giustizia tutta umana che può farsi palpito di carne sul palcoscenico. Questo monologo attraversa la sua voce dolce che sa attraversare e che è per questo tremenda: è una voce che non rinuncia, mai l’ha fatto, a ragionare sulle cose del presente per capirle. Conoscere, del resto, è un atto d’amore e di libertà, l’amore stesso è una religione in Pasolini ed è per questo che, mentre cercavo un mio canto per raccontare tutto questo folle amore per la vita, ho trovato nelle mani la Fantasia in re minore di Mozart e negli occhi l’immagine di una scena fatta di luci e ombre, di buio e di corpo».

Irene Gianeselli


21 aprile ore 19.00

Andrea Renzi legge Quaderni di Serafino Gubbio operatore di Luigi Pirandello


«Pirandello ha vissuto una sua personale “febbre del cinema”, la stagione nascente e irripetibile dei grandi successi provenienti dagli Stati Uniti e da Hollywood (salutata ovunque come la Mecca del cinema) e dei Kolossal italiani: pensiamo a Cabiria del 1914 per la regia di Pastrone ed a tutti i film sceneggiati da D’Annunzio e Verga che erano collocati nell’Olimpo degli scrittori e che spingevano la categoria alle soglie del divismo.

È in questo contesto che vede la luce il romanzo Quaderni di Serafino Gubbio Operatore nel 1915. Il protagonista, l’operatore cinematografico Serafino Gubbio, alter ego dello scrittore, osserva e registra la realtà girando la manovella della “diabolica macchinetta” da presa con il solo requisito dell’impassibilità e dell’indifferenza, ma di fatto insinuandosi con scetticismo nelle pieghe di senso di questa presunta oggettiva registrazione del reale.

Serafino Gubbio lavora per la casa cinematografica Kosmograph e su questo set si svolge l’azione del romanzo, nel quale emerge prepotente una riflessione appassionata sulla settima arte che minaccia la sopravvivenza del linguaggio teatrale e dell’attore. E quando Serafino Gubbio per l’ultima scena del film, intitolato “La donna e la Tigre”, si trova costretto a filmare la morte di una feroce tigre in una diretta ante litteram, la tensione tra il mondo della tecnologia e quello della natura investe il protagonista e con lui tutti noi. Nel campo di forze delineato da Serafino Gubbio, la Tigre e la “Macchinetta”, la scrittura raziocinante di Pirandello si esalta e spinge le nostre coscienze a ripensare la mutazione percettiva e tecnologica in cui siamo immersi in questi anni».

Andrea Renzi


22 aprile ore 10.00

Masterclass con Andrea Renzi: Elementi di autoregia


«Il linguaggio dell’attore ha sempre trovato la strada per esprimersi con forza, semplicità e immediatezza sui grandi temi umani. Forse non è inutile ricordare che Eschilo, Pinter, Molière, Eduardo, Fo, Viviani e Shakespeare sono stati attori prima di essere drammaturghi. Questo fatto è significativo in sé e può spronare i giovani allievi a sviluppare pienamente i loro talenti e la loro personalità creativa senza abdicare a un senso della professione troppo facilmente avvilito dal mercato.

Personalmente nutro la convinzione che l’attore debba essere sollecitato prima nella sua dimensione creativa e che poi, a partire dalle sue urgenze espressive, possa essere sostenuto nell’affinare i necessari strumenti tecnici (che non sono neutrali).

L’incontro-lezione del 22 aprile è indirizzato ad approfondire le consapevolezze dell’attore nella relazione con i suoi strumenti di espressione e nella sua durata potrà offrire un’occasione di stimolo e sollecitazione. Può costituire un primo momento propedeutico ad un laboratorio da svolgere con tempi più lunghi e con obbiettivi mirati.

Il mio personale percorso di formazione è avvenuto nell’ambito culturale del teatro di ricerca, nelle concrete esperienze di messa in scena. Cercherò di trasmettere agli allievi la necessità di attivare un’idea di indagine permanente sul proprio mestiere.

Per autoregia intendo lo sviluppo di una sensibilità compositiva che orienti l’attore nel lavoro sul personaggio in tutti i suoi aspetti sia tecnici che espressivi e che gli dia coscienza “linguistica” dei suoi compiti creativi e narrativi; intendo proporre un’ottica che gli dia la necessaria consapevolezza dei suoi mezzi e delle sue finalità artistiche e sociali, e che gli dia autonomia e possibilità di confronto con la figura del regista. Sarà necessario addentrarsi nelle questioni artigianali che costituiscono il lavoro quotidiano dell’attore: da un nuovo approccio alla “dizione”, al rapporto con la battuta, con il gesto, alla memorizzazione e allo studio del testo a tavolino fino a individuare le esigenze di ogni singola “persona” per una ricerca degli equilibri peculiari adeguati alla sua performance.

Scriveva Louis Jouvet: “La grandezza del teatro è fondata su un disordine organico, necessario, permanente: il disordine dimostra un’arte drammatica fiorente.”

Ho la concreta speranza che, sollecitando questo disordine, ci si possa divertire (e si possa molto imparare dei giovani allievi)».

Andrea Renzi


24 aprile ore 16.30

Seminario (Letteratura e Cinema)

La scena del tempo: Pirandello e Levi

A cura del Prof. Giuseppe Bonifacino e del Prof. Pasquale Guaragnella (UniBa), ricordando Gian Maria Volonté grazie a Giovanna Gravina Volonté e al Festival La Valigia dell’Attore.


30 aprile ore 19.00

Roberto De Francesco legge Il cappotto di Nikolaj Gogol’


«Leggere Il cappotto significa introdurre alla grande letteratura russa tra Ottocento e Novecento. Gogol’ anticipa gli Umiliati e Offesi di Dostoevskij e ci precipita in un mondo che riverbera in modo preoccupante la società che ci sta sotto gli occhi, dove i deboli vengono schiacciati da una umanità che perde sempre più la pietas. Questa realtà è dentro un racconto nel quale Gogol’, che poi produrrà anche notevole teatro, suggerisce drammaturgia viva di personaggi e dinamiche atroci ma sempre accompagnate o sottese da una irriverente e concreta visione della vita».

Roberto De Francesco


Written by #RedazioneFeliciMolti


Siamo lieti di segnalare agli studenti di Scienze della Comunicazione – UNIBA (For. Psi. Com.) che vorranno seguire quest’anno la nostra rassegna Conversazioni – La letteratura è di scena in Mediateca Regionale Pugliese a Bari, che il Dipartimento (anche in ragione della convenzione in atto tra esso e l’Associazione culturale Felici Molti) rilascerà loro un attestato di presenza che successivamente consentirà di formalizzare il riconoscimento dei CFU.


Saranno attribuiti 0.25 CFU a seminario/lettura in base a quanto deliberato dal Consiglio di Corso di Studio di Scienze dellaComunicazione

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